Ogni anno come operatori culturali incontriamo
centinaia di bambini e adolescenti. Con loro condividiamo momenti di formazione
teatrale, di scoperta del gioco, di giochi di ruolo, di spazio, di ritmo,
di fantasia e scrittura teatrale. Loro sono i nostri interlocutori privilegiati,
i nostri attori “sociali”, i nostri materiali quotidiani.
Questo incontro quotidiano ci ha spinti, alcuni anni fa, a creare un evento
teatrale, “jeux d’enfants” , dove alcuni operatori teatrali,
alcuni ragazzi e alcuni adolescenti, e 4 attori del Teatro la Ribalta, insieme
si sono interrogati sul tema dell’infanzia. Le suggestioni trovate nel
quadro di Bruguel ci hanno fatto da stimolo in questa creazione teatrale.E’ nato
così un laboratorio – spettacolo che ha trovato modo di crescere
e di approfondirsi nelle tante tappe fatte in città italiane.
È nato uno spettacolo che raccontava come oggi è necessario ridefinire
questo “immaginario collettivo” , come è difficile essere
bambini e essere adulti, come ci si dimentica troppo spesso di essere stati
tutti dei bambini e di come il teatro può essere il luogo dove , adulti
e ragazzi, possono giocare alla pari, perdere i ruoli sociali di operatore
e ragazzo, insegnante e allievo per raccontare e raccontarsi quanto è difficile
e poetica , la relazione tra adulto e bambino, di quante cose questa ha ancora
da dirci e svelarci.
Ci siamo interrogati sul lavoro che facciamo ogni giorno, su cosa significa
e quali domande fa nascere.
Anche quest’anno continuiamo a interrogarci : questa volta sul tema
dell’adolescenza. E al posto del pittore Bruguel, questo anno ci ha
ispirato il quadro , “ Le radeau de la Meduse” di Gericault
Del quadro ci interessa la disperazione e la speranza che i personaggi della
zattera ci raccontano .
Disperazione e speranza , due sostantivi., che possono in parte raccontare quella
età del conflitto, della soglia, della contraddizione che è l’età della
adolescenza.
Inoltre, può raccontare di come a noi, adulti, quella età , “ in
cui ancora ero in divenire”, ci manchi .
Lo spettacolo nasce qui : dalla voglia di esplorare questa condizione di
adolescenza che oggi ci sfugge, che non riusciamo a catturare, piena di sentimenti
contrapposti, necessità di partire e voglia di restare, sogno e realtà,
la scoperta dell’amore e il dolore di una perdita, impossibile a catalogare,
perché contraddittoria. |