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Campsirago Teatro  
  Campsirago Teatro - Un momento del Festival
Esattamente quattro anni fa il Festival si congedava da Campsirago smontando le scene dell'ultimo spettacolo, "Il paese dei vinti", per lasciare la scena alle gru, alle betoniere e alle ruspe. Dopo sette edizioni consecutive, eravamo noi, come quaranta anni fa gli abitanti del borgo, ad abbandonare quel luogo, per lasciare spazio alla sua rinascita. Una rinascita che avevamo auspicato e per la quale ci eravamo battuti con tutte le nostre forze ed energie. Da quell'ultima volta sono passati quattro anni; quattro anni nei quali i nostri sentimenti sul destino di quel borgo, erano dominati più dalla paura che non dal sentimento di speranza nel vederlo rinascere. La paura e l'incertezza che porta con sè ogni trasformazione. Lasciavamo un borgo disabitato, in rovina, pieno di fascino, di buio, di silenzi, e non sapevamo cosa avremmo trovato un domani.
 


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Oggi eccoci di nuovo qui, in questo paese in cui sono evidenti i segni di una sua rinascita e i segni di un suo passato. Da una parte le case ristrutturate, tra poco abitate da nuovi "residenti", e dall'altra le vecchie case, abbandonate e rimaste tali e quali a quelle che conoscevamo, anzi un po' peggiorate. Campsirago si presenta esattamente come l'immagine che abbiamo scelto per questa nuova edizione del Festival. Come qualcosa non ancora definito, in trasformazione, che contiene due nature. Un oggi, ibrido, e un domani ancora da definire. Il Festival si colloca lì, nello spazio di tempo che c'è tra oggi e domani, per condurlo, per indicargli una strada. Sicuramente perdiamo il "fascino" del paese abbandonato, di quelle case in rovina. Ma quanto sarebbe resistito ancora quel borgo ? E una volta scomparso, cosa sarebbe successo ? Quel "fascino" che per noi era un dono, che ci era stato regalato dall'abbandono del paese da parte dei suoi abitanti e anche da eventi naturali, non poteva più durare. Oggi dobbiamo sostituirlo con un fascino nuovo, che abbiamo il dovere di costruire con il nostro pensiero e con le nostre mani. Dobbiamo riempire di senso e di progetti questo passaggio di trasformazione. Occupare il tempo tra l'oggi e il domani. Fare in modo che Campsirago abbia sempre un suo "fascino". Perchè un paese non è vivo solo se qualcuno ci abita, ma perchè lì nascono relazioni sociali, culture e attività. E noi siamo lì, a fare la nostra parte, con un Festival teatrale tra l'oggi e il domani. L'oggi del teatro è nelle compagnie che invitiamo perchè le conosciamo e le apprezziamo, e che con il loro repertorio e le loro novità segnano il nostro percorso teatrale. Il domani del teatro è nelle compagnie giovani (non solo in senso anagrafico) che invitiamo perchè possano svelarsi, rivelarsi farsi conoscere ed apprezzare. Proprio come il paese di Campsirago che deve guardare ad un prossimo futuro senza perdere per strada la sua aspirazione, la sua anima, continuando ad essere un luogo dove tutti possano fruire di un paesaggio, di un ambiente e di cultura. Per questo noi ripartiamo da dove ci eravamo lasciati, con il "Canto per il paese dei vinti", rubando noi la scena alle gru e alle betoniere. Tra oggi e domani, dove si consuma, sempre più di fretta, la nostra esistenza.


Antonio Viganò - Campsiragoteatro