| Arrivare a Campsirago , significa respirare
un luogo e un'atmosfera che ti riportano immediatamente agli anni
dell'Italia contadina, ai nostri nonni e bisnonni. Perchè
tutto è rimasto fermo lì, a quegli anni, e non c'è
mai stato un atto architettonico, un intervento per portare corrente
elettrica o acquedotto, un rifacimento della vecchia strada, che
potesse in qualche modo modificarlo, anche minimamente. Niente.
E del destino di quel luogo nessuno se ne preoccupava. Eppure era
un patrimonio, storico, ambientale ed agricolo. In quel paese disabitato
completamente, il teatro - o meglio il festival - nel 1990 ha giocato
una scommessa; dare visibilità, attenzione politica e valore
culturale ad un paese che era, ai nostri occhi e in quelli di migliaia
di persone che lo conoscevano, un patrimonio che aveva tutto il
diritto di essere conservato, protetto e custodito e far sì
che il teatro trovasse una sua nuova occasione per inventarsi un
"nuovo" spazio, in un ambiente libero e pieno di suggestioni , di
storie e di memoria. Questa è la piccola storia che ha fatto
nascere a Campsirago il Festival che ha portato in quel luogo più
di 17.000 spettatori , 84 rappresentazioni tra teatro, musica e
danza ed è stato un artefice della discussione politica per
far rinascere quella frazione. Arrivato il momento, nel 1998, di
iniziare i lavori di ristrutturazione di una parte del paese, il
festival si è fermato, in attesa che i lavori terminassero.
Quattro anni dopo , terminati i lavori, il Festival CAMPSIRAGOTEATRO
si ripresenta e Campsirago non è più il paese che
avevamo lasciato. La presenza dei nuovi edifici in contrasto con
gli edifici vecchi, rimasti abbandonati, una nuova Piazza (prima
non c'era !) e, cosa straordinaria, la corrente elettrica e l'acqua
del rubinetto. Quello che fuori da Campsirago è ordinario,
come avere l'acqua e l'energia elettrica, a Campsirago diventa un
fatto straordinario. La trasformazione era iniziata e lasciava intravedere
il suo destino finale, di un "nuovo" paese abitato da residenti.
Così , con questa trasformazione (oltretutto voluta e cercata
anche dal Festival), Campsirago teatro perdeva una sua forte motivazione;
quella di non essere più lì a difendere un luogo e
di restituirgli un futuro. E questa era stata una motivazione forte
per tutti gli anni precedenti. E allora , perchè continuare?,
perchè una nuova edizione del Festival? Con quali nuove motivazioni,
necessità?. Noi ci siamo dati queste risposte : perchè
quel paese non perdesse un'avventura teatrale così importante
nel panorama nazionale dei Festival, perchè in quel paese
c'è un vero progetto per creare uno spazio culturale importante
, con attività annuali stabili, di educazione ambientale
, di incontri letterari, di arti plastiche, di pittura e di teatro.
Un progetto dove il Comune è impegnato in prima persona,
con già nelle proprie mani uno stabile, quello più
importante di Campsirago, dove costruire un Centro Culturale e poi
perchè vogliamo sollevare con forza l'idea che una manifestazione
culturale, artistica, come quella del Festival, ha diritto di esistere
, di essere riconosciuta ed aiutata, solo per la sua funzione, senza
il bisogno di essere coniugata con altri ruoli e funzioni, siano
esse la salvaguardia di un territorio, la scoperta e la promozione
di un paesaggio. Un festival teatrale deve giustificarsi esclusivamente
nella sua proposta culturale, sulla sua capacità di offrire
"prodotti" culturali e che questi sappiano incontrarsi con un pubblico.
Se poi tutto questo avviene in una bella cornice paesaggistica,
tanto meglio, ma il senso primario deve restare l'incontro con il
teatro. E questo non vuol dire che il teatro non ha la necessità
di inventare nuovi luoghi, spazi e ambienti, fuori da consuetudini,
ma deve farlo sempre mettendosi al Centro, senza tradirsi. Deve
evitare di essere giudicato solo ed esclusivamente per il surplus
che produce e non per il solo fatto di esistere. E questa noi l'avvertiamo
come una presenza pericolosa nel panorama politico di oggi, dove
sembra che la parola TEATRO prenda senso solamente se accanto ci
sono sostantivi o aggettivi come -ragazzi - handicap - sociale -
ecologico - ecc.. e che questi diventino più importanti dell'atto
artistico - teatrale. E tutto questo, che sembra banale e scontato
, non lo è nel momento in cui ci rivolgiamo alla politica,
alle Istituzione per farci riconoscere e sostenere. E il più
delle volte è il Surplus che il teatro può produrre
l'elemento che cambia al momento della valutazione e del giudizio.
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