“ Si chiama – come farfalle nella pancia – cioè quella
emozione lieve ma che spinge a fare, una sensazione urgente, non si sa se
di gioia o di dolore,che deve trovare espressione.
Ed eccola lì, sul palco, tutta intera, quella espressione che rifiuta
di spiegare se stessa ; si mette a tacere chi vuole piegarla nella norma
con un discorso compiuto e si preferisce affidarla all’emozione comunicata
con tutti se stessi.
Così, questo laboratorio teatrale , da voce alla diversità e
al suo rapporto difficile con la vita cosiddetta normale, ma senza ragionamenti
o discorsi, ma con puro teatro.
Gli attori sono corpi e voci che senza mediazioni e interpreti, alla pari
con il pubblico, comunicano quello che di sé hanno scelto e costruito
insieme.
E, come succede a teatro, lo spettatore è rapito in quel mondo – così si
realizza l’incontro?” .
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