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| Ali |
La vita di un uomo che un giorno viene interrogato da un altro, dalle buffe cicatrici in pieno dorso, che gli domanda di imparare. Imparare cosa? A vivere. Scoprendo ricordi seppelliti sotto mucchi di sassi, l'angelo mette a nudo la vita dell'uomo, i suoi dolori e le sue gioie. - Perchè tocchi dove fa male? - Domanda l'uomo. I due attori si agguantano e si sfiorano in una danza della vita fino alla morte. Insegnami "quattro mesi", "la colonia marina", vent'anni, dieci anni insieme! Al che l'uomo risponde con un passo di twist o riconoscendo con le dita tutte le parti e i dettagli del viso: niente è come toccare. Una piuma che vola sempre più alta soffiata dall'uomo, ed eccolo levarsi nell'aria e prendere, lo spazio di un giorno, il posto dell'angelo. E tutto ricomincia. L'uomo, ferite sulla schiena, rimpiazzanti le ali che ha appena perso a sua volta, ricade sulla terra e riparte per una nuova storia. Una vita dopo la vita? Molto di più, una vita nella vita, delle esperienze, dei racconti che si susseguono e che formano una storia umana. testo una cooproduzione
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| Cendrillon(s) |
La nostra ricerca è partita dall' opera letteraria
di Italo Calvino : lì abbiamo cercato non un testo, una storia o
un racconto, ma una "visione" del mondo e un modo per raccontarlo. Dalle
"Cosmicomiche" fino alle "Lezioni Americane", Calvino ci ha regalato un
nuovo modo di intendere il pubblico, lettore o spettatore teatrale. Ed è
questa "visione" di pubblico-spettatore che ci ha colpito maggiormente.
Come per Calvino in tutta la sua letteratura, ci piace pensare ad un teatro
senza limiti linguistici e senza la necessità di incontrare un pubblico
che deve essere addestrato, plagiato, assoggettato o educato. L' incontro
con il proprio pubblico deve avvenire all' interno di un viaggio da compiere
insieme, non uno davanti all'altro ma uno accanto all' altro, nel mondo
della sorpresa, dell' emozione e dello stupore. Questo viaggio è
possibile in tutte le direzioni, soprattutto se ha come motore la voglia
di conoscere e scoprire il mondo. Sempre attraverso l'opera di Calvino ed
alla sua raccolta di "Fiabe Italiane" e non, abbiamo ritrovato la voglia
di "raccontare leggero", come è proprio alla fiaba. Madre di tutti
gli archetipi, storia di tutte le storie universali, la fiaba è il
contenitore di tutti i sogni e di tutti i desideri dell' infanzia. Così
come è il raccoglitore di tutte le paure e gli incubi. In una sola
parola la fiaba "racconta tutto il mondo". Lo spettacolo è iniziato
lì, in questo incontro vecchio quanto il mondo. Abbiamo scelto un
"metodo" di lavoro, di allestimento dello spettacolo che meglio rispondesse
a raccogliere questa ricchezza. Abbiamo scelto tre attrici ed a loro abbiamo
posto delle domande a cui dovevano rispondere senza consultare prima libri
o enciclopedie. Abbiamo chiesto loro di mettere in moto le loro energie,
di farsi corpi sensibili, di improvvisare per noi i gesti, i suoni, le voci
delle loro emozioni che noi abbiamo cercato di sollecitare. Come un gioco
di specchi di fronte ai quali siamo rimasti in attesa di registrare immagini,
indizi, frammenti di memoria. Abbiamo registrato tante immagini, tanti frammenti,
tanti indizi che speriamo ridare ai nostri spettatori con le sensazioni
e le emozioni che a noi hanno procurato. Far rivivere, in un luogo chiamato
teatro, l'incanto di una Cenerentola di fine millennio. testo Antonio Viganò e Remo Rostagno attrici Clara Libertini, Silvia Saccà, Paola Zecca coreografie Julie Stanzak collaborazione alla regia Beppe Rosso regia Antonio Viganò |
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| Il Paese dei Vinti |
Per tanti anni di festival la voglia di raccontare
la storia di questo luogo con uno spettacolo è sempre stata repressa,
ceduto a bilanci e ai conti economici, ma è sempre stata forte. Come
resistere, stando in quel luogo, alla voglia di indagare e curiosare nella
storia di quel paese? Aprire vecchi armadi, trovare vecchie cartoline, le
musiche, le lettere d'amore, gli utensili da lavoro e le tante tracce umane
che ci riportano in quegli anni, non con nostalgia, ma con la voglia di
rileggere di nuovo con la nostra storia sulle spalle. Questo spettacolo,
dal titolo sicuro è iniziato a nascere solo adesso, e si terminerà
proprio nel momento in cui, per l'intervento del Comune di Colle Brianza
e della proprietà, Campsirago morirà definitivamente per poi
rinascere, forse più bello e confortevole, ma sicuramente senza più
il fascino di quel paese abbandonato, dove l'orologio si era fermato. Forse
si poteva fare di più, ma è stato l'unico progetto possibile
per evitare la sua definitiva scomparsa. Forse non c'era momento migliore
per creare lo spettacolo: il paese di Campsirago, per come noi lo conosciamo
ora, sparirà, e il teatro si congeda da quel bellissimo posto raccontandogli
la sua storia, che poi è anche la storia. Magari laggiù, oltre
la strada asfaltata, nel cortile di quella che fu la casa padronale, nel
villaggio fantasma di Campsirago. E così abbiamo fatto. Regia Antonio Viganò |
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| Excusez-le ou Il vestito più bello |
Una fila di scarpe,
un pianoforte, una pila di vestiti e le storie iniziano: Alcune divertenti,
altre tristi, altre ancora crudeli ed inoltre, ogni attore ci rivela qualche
cosa della sua vita personale e siamo presi tra le lacrime e il riso, con
appena un leggero turbamento. È uno spettacolo che trascende i linguaggi,
che comunica un'emozione con tanta semplicità e un vero senso dell'umorismo.
Usando la danza, il movimento, la musica e giusto qualche parola, gli attori
ci conducono in una esplorazione dell'umanità, della nostra umanità. Kez Margrie - ACTA (Bristol - G.B.) Testo e regia Antonio Viganò Coreografie Julie Stanzak con Nadia Bezzar - Florent Benseraye - Willy Demerre - Gerard Dold - Domenique Dumont - Patrick Dureuil - Frederic Foulon |
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| Scadenze |
Spettacolo ispirato a " Vite a scadenza " di Elias
Canetti. |
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| Naufragio |
Il racconto di Matheson, a cui ci siamo ispirati, ci ha offerto un orizzonte estremo: quello di una società che impone ai vecchi un esame di idoneità. Il mancato superamento dell'esame comporta l'eliminazione dei "pesi morti". Questa radicalità drammaturgica ci ha consentito di lavorare non nell'orizzonte sociologico della storia, ma in quello verticale dell'anima, dove risiedono le forze del cuore e le ragioni dell'etica. L'anziano quando non è più neppure una risorsa affettiva, quando non ha più memeoria, quando non esiste più un suo valore d'uso. Il vecchio con la sua debolezza fisica e mentale, la mancanza di autonomia e di controllo, il suo avere costantemente bisogno di noi, il suo essere vicino alla morte. L'indecenza della vecchiaia, lo scandalo. E la nostra stessa umanità messa a nudo da tutto questo. Fuori dalla scena abbiamo lasciato le questioni sociali, economiche, politiche. Dentro, sul palco vuoto, ci sono solo i personaggi della famiglia e il dramma che si consuma dentro le loro relazioni. Dramma d'amore: dell'incapacità profonda di assumersi fino in fondo le responsabilità del cuore. Una partitura rigorosa e concreta, in cui le intenzioni e i sentimenti non sono oggetto di discorso, ma di azione: tutto avviene quì ed ora dentro ai gesti, alla musica, ai segni coreografici, alle parole. E come nella vita, con accelerazioni e dilatazioni che danno al tempo la scansione misteriosa dei conflitti dell'anima. una co-produzione in collaborazione con di con regia e scene |
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| Samarcanda | Rive
sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l' illusoria
fortuna di seguire la rotta dei cargo e delle petroliere, la rotta senza
imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella
barca, si chiama "Desiderio ". (da "Elogio della fuga" di H. Laborit) In "Samarcanda" la
dichiarazione d' intenti (da H.Laborit) si esprime in un "teatro d'evocazione" dove
gli attori agiscono, attraverso la propria presenza e con il supporto di
pochi oggetti essenziali, in uno spazio libero. Un grande cielo, una p iattaforma,
un attaccapanni ed alcune valigie sono gli unici elementi scenografici:
avvalendosi di ciò, gli attori definiscono luoghi e situazioni che
solo la fantasia dello spettatore può identificare e completare.
Appaiono in scena "punti di riferimento" allusivi che rimandano alla memoria
ed all'esperienza di chi guarda. L'immagine, la parola, la danza, il teatro
di figura, interagendo, concorrono alla ricerca di nuove dinamiche tra linguaggi
distinti ma convergenti nello "spazio del desiderio". Magritte, con le sue
visioni enigmatiche e surreali, ci può aiutare in questa direzione:
i suoi quadri e le sue immagini riescono di volta in volta a stupirci, divertirci,
a incantarci e a metterci in difficoltà, con accostamenti e metafore
del tutto inaspettate. A Gulliver dobbiamo il tema del viaggio verso luoghi
sconosciuti ed il desiderio di esplorarli con convinzione e nello stesso
tempo aggiungendo la propria ironia. |
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| Esuberi | “Esuberi” nasce
dal desiderio di parlare di una relazione complessa e spesso dolorosa
che ci riguarda innanzitutto come persone. Quella di noi adulti con i
nostri genitori diventati vecchi. una co-produzione regia |
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_________________________| Video |
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| Via marzapane | Il
desiderio. E’ il
motore di ogni nostro gesto e di ogni nostra azione. il desiderio di vivere,il
desiderio di diventare grandi,il desiderio di amare,il desiderio di una
vita migliore, il desiderio di possedere degli oggetti, il desiderio di
una casa, il desiderio di mangiare e il desiderio per sognare. E’ cosi’ per
tutti in tutte le parti del mondo. una co-produzione regia |
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| Con la terra nelle tasche |
Lo spettacolo nasce dall'incontro con un bellissimo
romanzo scritto da Michael Kimball, giovane autore americano, dal titolo "Allora
siamo andati via". Lo spettacolo, come il romanzo da cui è tratto,
racconta le avventure dei componenti di una famiglia che per spostarsi
da un luogo all'altro dell'America barattano tutte le cose che portano
in macchina... Per spostarsi da una parte all'altra del loro viaggio,
barattano quindi le uniche risorse che hanno a disposizione. La voce
narrante del racconto è quella dei due fratellini che con i loro
genitori attraversano il continente per andare dal vecchio nonno."Ci
sono due bambini, che con pochissime parole raccontano, alternandosi,
una storia in apparenza elementare. Ma subito le strofe di questa filastrocca
stridente e metallica ci trasportano in un paesaggio strano, inquieto,
e non sappiamo più se sia l'America profonda o un'altra terra
dove gli uomini si spostano per cercare di arrivare in qualche terra
promessa". regia Antonio Viganò In coproduzione con Theatre Le Grand Bleu di Lille Festival Blickfelder di Zurigo |
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