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Archivio Spettacoli
  Ali

La vita di un uomo che un giorno viene interrogato da un altro, dalle buffe cicatrici in pieno dorso, che gli domanda di imparare. Imparare cosa? A vivere. Scoprendo ricordi seppelliti sotto mucchi di sassi, l'angelo mette a nudo la vita dell'uomo, i suoi dolori e le sue gioie. - Perchè tocchi dove fa male? - Domanda l'uomo. I due attori si agguantano e si sfiorano in una danza della vita fino alla morte. Insegnami "quattro mesi", "la colonia marina", vent'anni, dieci anni insieme! Al che l'uomo risponde con un passo di twist o riconoscendo con le dita tutte le parti e i dettagli del viso: niente è come toccare. Una piuma che vola sempre più alta soffiata dall'uomo, ed eccolo levarsi nell'aria e prendere, lo spazio di un giorno, il posto dell'angelo. E tutto ricomincia. L'uomo, ferite sulla schiena, rimpiazzanti le ali che ha appena perso a sua volta, ricade sulla terra e riparte per una nuova storia. Una vita dopo la vita? Molto di più, una vita nella vita, delle esperienze, dei racconti che si susseguono e che formano una storia umana.

testo
Antonio Viganò, Remo Rostagno, Gianluigi Gherzi

con
Antonio Viganò e Joseph Scicluna

coreografie
Julie Stanzak

regia
Antonio Viganò

una cooproduzione
Le Grand Bleu/Teatro La Ribalta

 
  Cendrillon(s) La nostra ricerca è partita dall' opera letteraria di Italo Calvino : lì abbiamo cercato non un testo, una storia o un racconto, ma una "visione" del mondo e un modo per raccontarlo. Dalle "Cosmicomiche" fino alle "Lezioni Americane", Calvino ci ha regalato un nuovo modo di intendere il pubblico, lettore o spettatore teatrale. Ed è questa "visione" di pubblico-spettatore che ci ha colpito maggiormente. Come per Calvino in tutta la sua letteratura, ci piace pensare ad un teatro senza limiti linguistici e senza la necessità di incontrare un pubblico che deve essere addestrato, plagiato, assoggettato o educato. L' incontro con il proprio pubblico deve avvenire all' interno di un viaggio da compiere insieme, non uno davanti all'altro ma uno accanto all' altro, nel mondo della sorpresa, dell' emozione e dello stupore. Questo viaggio è possibile in tutte le direzioni, soprattutto se ha come motore la voglia di conoscere e scoprire il mondo. Sempre attraverso l'opera di Calvino ed alla sua raccolta di "Fiabe Italiane" e non, abbiamo ritrovato la voglia di "raccontare leggero", come è proprio alla fiaba. Madre di tutti gli archetipi, storia di tutte le storie universali, la fiaba è il contenitore di tutti i sogni e di tutti i desideri dell' infanzia. Così come è il raccoglitore di tutte le paure e gli incubi. In una sola parola la fiaba "racconta tutto il mondo". Lo spettacolo è iniziato lì, in questo incontro vecchio quanto il mondo. Abbiamo scelto un "metodo" di lavoro, di allestimento dello spettacolo che meglio rispondesse a raccogliere questa ricchezza. Abbiamo scelto tre attrici ed a loro abbiamo posto delle domande a cui dovevano rispondere senza consultare prima libri o enciclopedie. Abbiamo chiesto loro di mettere in moto le loro energie, di farsi corpi sensibili, di improvvisare per noi i gesti, i suoni, le voci delle loro emozioni che noi abbiamo cercato di sollecitare. Come un gioco di specchi di fronte ai quali siamo rimasti in attesa di registrare immagini, indizi, frammenti di memoria. Abbiamo registrato tante immagini, tanti frammenti, tanti indizi che speriamo ridare ai nostri spettatori con le sensazioni e le emozioni che a noi hanno procurato. Far rivivere, in un luogo chiamato teatro, l'incanto di una Cenerentola di fine millennio.

testo
Antonio Viganò e Remo Rostagno

attrici
Clara Libertini, Silvia Saccà, Paola Zecca

coreografie
Julie Stanzak

collaborazione alla regia
Beppe Rosso

regia
Antonio Viganò
 
  Cendrillons - foto di scena
Il Paese dei Vinti Per tanti anni di festival la voglia di raccontare la storia di questo luogo con uno spettacolo è sempre stata repressa, ceduto a bilanci e ai conti economici, ma è sempre stata forte. Come resistere, stando in quel luogo, alla voglia di indagare e curiosare nella storia di quel paese? Aprire vecchi armadi, trovare vecchie cartoline, le musiche, le lettere d'amore, gli utensili da lavoro e le tante tracce umane che ci riportano in quegli anni, non con nostalgia, ma con la voglia di rileggere di nuovo con la nostra storia sulle spalle. Questo spettacolo, dal titolo sicuro è iniziato a nascere solo adesso, e si terminerà proprio nel momento in cui, per l'intervento del Comune di Colle Brianza e della proprietà, Campsirago morirà definitivamente per poi rinascere, forse più bello e confortevole, ma sicuramente senza più il fascino di quel paese abbandonato, dove l'orologio si era fermato. Forse si poteva fare di più, ma è stato l'unico progetto possibile per evitare la sua definitiva scomparsa. Forse non c'era momento migliore per creare lo spettacolo: il paese di Campsirago, per come noi lo conosciamo ora, sparirà, e il teatro si congeda da quel bellissimo posto raccontandogli la sua storia, che poi è anche la storia. Magari laggiù, oltre la strada asfaltata, nel cortile di quella che fu la casa padronale, nel villaggio fantasma di Campsirago. E così abbiamo fatto.

Regia
Antonio Viganò
 
  Il Paese dei Vinti - foto di scena
  Excusez-le ou Il vestito più bello Una fila di scarpe, un pianoforte, una pila di vestiti e le storie iniziano: Alcune divertenti, altre tristi, altre ancora crudeli ed inoltre, ogni attore ci rivela qualche cosa della sua vita personale e siamo presi tra le lacrime e il riso, con appena un leggero turbamento. È uno spettacolo che trascende i linguaggi, che comunica un'emozione con tanta semplicità e un vero senso dell'umorismo. Usando la danza, il movimento, la musica e giusto qualche parola, gli attori ci conducono in una esplorazione dell'umanità, della nostra umanità.
Kez Margrie - ACTA (Bristol - G.B.)

Testo e regia
Antonio Viganò

Coreografie
Julie Stanzak

con
Nadia Bezzar - Florent Benseraye - Willy Demerre - Gerard Dold - Domenique Dumont - Patrick Dureuil - Frederic Foulon
 
  Excusez-le ou Il vestito più bello - foto di scena
  Scadenze

Spettacolo ispirato a " Vite a scadenza " di Elias Canetti.

Siamo in un futuro remoto. In questo ipotetico futuro, alle persone è stato destinato un tempo di vita determinato. Ognuno sa quanti anni avrà da vivere ed il nome è una cifra che corrisponde appunto al proprio tempo di vita. Ventisette e Settantadue, di professione agrimensori, si apprestano ad iniziare un'altra giornata di lavoro nei campi. Ma non è una giornata qualsiasi, perchè domani sarà l' ultimo compleanno di Ventisette … Potrebbe scattare l'invidia verso Settantadue, che invece potrà vivere ancora a lungo, forse l'odio. Invece Ventisette e Settantadue trovano insieme altre energie per reagire ed emergono l'amicizia e la solidarietà. Poi scoprono che è esistito un tempo, forse meno rigoroso del loro, un mondo dove c'era posto per il dubbio, l'incertezza, il caso. Ventisette e Settantadue non lo confessano mai ma quello strano mondo, il nostro mondo, li attrae più di qualsiasi altro e lo desiderano. Lo desiderano intensamente, tanto da divenire uomini, ormai all'altezza dei propri desideri. I temi di "Scadenze" potrebbero essere rappresentati come un diagramma di forze contrapposte. Da una parte sta il futuro, il tempo in cui si svolge l'azione dello spazio, un mondo programmato secondo le leggi della certezza : tutto si sa prima e tutto accadrà come deve accadere : dall' altra c'è il presente, governato dall'incertezza, dal caso : ciò che accadrà dipende da mille fattori,molti dei quali assolutamente casuali. Da una parte, dunque, la sicurezza, la calma, la tranquillità, dall'altra il rischio, l'agitazione, la frenesia. Ma quale dei due mondi sarà il migliore ? L' azione dei personaggi ci riporta con i piedi per terra, al quotidiano, al lavoro che richiede fatica, competenza, applicazione. E la fatica produce stanchezza, fa riflettere sul domani, sul tempo che passa. Di fronte al pericolo, le reazioni sono vitali e tra i due personaggi scatta la solidarietà, l'amicizia, mentre affiora la scoperta di mondi affascinanti che insieme, fianco a fianco, si possono desiderare, forse raggiungere.

testo
Remo Rostagno
Antonio Viganò


consulenza
Beppe Rosso
Caterina Sagna


collaborazione artistica
Aldo Castelli

con
Michele Fiocchi -
Antonio Viganò

regia
della compagnia

 
  Scadenze - foto di scena
  Naufragio

Il racconto di Matheson, a cui ci siamo ispirati, ci ha offerto un orizzonte estremo: quello di una società che impone ai vecchi un esame di idoneità. Il mancato superamento dell'esame comporta l'eliminazione dei "pesi morti". Questa radicalità drammaturgica ci ha consentito di lavorare non nell'orizzonte sociologico della storia, ma in quello verticale dell'anima, dove risiedono le forze del cuore e le ragioni dell'etica. L'anziano quando non è più neppure una risorsa affettiva, quando non ha più memeoria, quando non esiste più un suo valore d'uso. Il vecchio con la sua debolezza fisica e mentale, la mancanza di autonomia e di controllo, il suo avere costantemente bisogno di noi, il suo essere vicino alla morte. L'indecenza della vecchiaia, lo scandalo. E la nostra stessa umanità messa a nudo da tutto questo. Fuori dalla scena abbiamo lasciato le questioni sociali, economiche, politiche. Dentro, sul palco vuoto, ci sono solo i personaggi della famiglia e il dramma che si consuma dentro le loro relazioni. Dramma d'amore: dell'incapacità profonda di assumersi fino in fondo le responsabilità del cuore. Una partitura rigorosa e concreta, in cui le intenzioni e i sentimenti non sono oggetto di discorso, ma di azione: tutto avviene quì ed ora dentro ai gesti, alla musica, ai segni coreografici, alle parole. E come nella vita, con accelerazioni e dilatazioni che danno al tempo la scansione misteriosa dei conflitti dell'anima.

una co-produzione
Le Grand Bleu Teatro La Ribalta

in collaborazione con
Teatro Comunale di Cagli

di
Alessandra Rossi Ghiglione Antonio Viganò

con
Marco Polo Joseph Scicluna

regia e scene
Antonio Viganò

 
Samarcanda

Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l' illusoria fortuna di seguire la rotta dei cargo e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca, si chiama "Desiderio ". (da "Elogio della fuga" di H. Laborit) In "Samarcanda" la dichiarazione d' intenti (da H.Laborit) si esprime in un "teatro d'evocazione" dove gli attori agiscono, attraverso la propria presenza e con il supporto di pochi oggetti essenziali, in uno spazio libero. Un grande cielo, una p iattaforma, un attaccapanni ed alcune valigie sono gli unici elementi scenografici: avvalendosi di ciò, gli attori definiscono luoghi e situazioni che solo la fantasia dello spettatore può identificare e completare. Appaiono in scena "punti di riferimento" allusivi che rimandano alla memoria ed all'esperienza di chi guarda. L'immagine, la parola, la danza, il teatro di figura, interagendo, concorrono alla ricerca di nuove dinamiche tra linguaggi distinti ma convergenti nello "spazio del desiderio". Magritte, con le sue visioni enigmatiche e surreali, ci può aiutare in questa direzione: i suoi quadri e le sue immagini riescono di volta in volta a stupirci, divertirci, a incantarci e a metterci in difficoltà, con accostamenti e metafore del tutto inaspettate. A Gulliver dobbiamo il tema del viaggio verso luoghi sconosciuti ed il desiderio di esplorarli con convinzione e nello stesso tempo aggiungendo la propria ironia.

di
Antonio Viganò


con
Giorgio Buraggi e Filippo Ughi

regia
Antonio Viganò

collaborazione alla regia
Aldo Castelli

 

 
Esuberi

“Esuberi” nasce dal desiderio di parlare di una relazione complessa e spesso dolorosa che ci riguarda innanzitutto come persone. Quella di noi adulti con i nostri genitori diventati vecchi.
Il racconto di Matheson ,a cui ci siamo ispirati, ci ha offerto un orizzonte estremo: quello di una società che impone ai vecchi un esame di idoneità. Il mancato superamento dell’esame comporta l’eliminazione dell’esubero, del “peso morto”.
Questa radicalità drammaturgia ci ha consentito di lavorare non nell’orizzonte sociologico della storia ma in quello verticale dell’anima, dove risiedono le forze del cuore e le ragioni dell’etica.
L’anziano quando non è più neppure una risorsa affettiva, quando non ha  più memoria, quando non esiste più un suo valore d’uso.
La vecchiaia con la sua debolezza fisica e mentale, la mancanza di autonomia e controllo,il suo avere costantemente bisogno di noi, il suo essere prossimo alla fine, l’indecenza di un corpo , lo scandalo. E’ la nostra umanità messa a nudo.

Dopo aver raccontato i rapporti con l’infanzia , con gli adolescenti, terminiamo una trilogia sui tempi della vita, interrogandoci in prima persona sulle nostre relazioni con i vecchi genitori.
E’ una necessità attuale; ci pone di fronte lo sconvolgente tema dell’etica, della morale, del cambiamento epocale che questo tempo ci mette di fronte.
Tutto è cambiato : nella società arcaica o nella società agricola, la vita si svolgeva sempre uguale, dentro i cicli delle stagioni. I vecchi, avendo visto tanti cicli erano i “sapienti” che avevano accumulato esperienza da poter trasmettere ai giovani.
Oggi non immaginiamo più il tempo come un ciclo ma, causa uno sviluppo tecnologico velocissimo, il tempo è una freccia scagliata nel futuro, dove saranno reperibili i rimedi per i mali del presente e del passato. Lo sviluppo tecnologico brucia tutta la nostra esperienza e rende obsolete le nostre conoscenze per cui il vecchio non è più un deposito di esperienze e quindi di sapere, ma uno messo fuori completamente dal circuito delle competenze che a sua volte si esclude da un mondo a cui non ha più accesso.
Per questo Max Weber ha scritto : “ Una volta il vecchio carico di esperienze, moriva sazio della vita; oggi, a causa del progresso, subisce una sorta di esclusione, per cui non muore sazio, ma stanco della vita”

I testi di Roberto Santiago , del cortometraggio “ La ruleta” ci hanno aiutato a disegnare questa società ormai priva di intimità affettiva, di ragioni del cuore, e ci interroga sulla scansione misteriosa dei conflitti dell’anima.

una co-produzione
Theatraki/Teatro La Ribalta

regia
Antonio Viganò

 

 

_________________________| Video

Via marzapane

Il desiderio. E’ il motore di ogni nostro gesto e di ogni nostra azione. il desiderio di vivere,il desiderio di diventare grandi,il desiderio di amare,il desiderio di una vita migliore, il desiderio di possedere degli oggetti, il desiderio di una casa, il desiderio di mangiare e il desiderio per sognare. E’ cosi’ per tutti in tutte le parti del mondo.

Gli adolescenti desiderano diventare adulti, i bambini di entrare nel mondo, gli adulti desiderano avere certezze; dietro ogni desiderio si nasconde un sogno, una speranza un gesto di rottura .
Anche dietro ad ogni fiaba c’è il desiderio come motore di vita e, come dice CAlvino ..” diventare grandi significa cambiare e all’interno del desiderio esiste la volontà di trasformare la realtà”.

LO SPETTACOLO RACCONTA, CON LA POETICA RICONOSCIBILE DEL TEATRO LA RIBALTA, FATTA DI GESTI, MOVIMENTI, PICCOLI PASSI DI DANZA CHE ACCOMPAGNANO LA SITUAZIONE DRAMMATURGICA,UNA VERSIONE MODERNA DI HANSEL E GRETEL, DOVE DUE RAGAZZI PROTAGONISTI, ABBANDONTI DAI LORO GENITORI, SI ASSUMONO LA RESPONSABILITA’ DI PARTIRE ALLA RICERCA DI QUEL POSTO DOVE SI PARTE PER DIVENTARE GRANDI.

Nei loro sogni c’è tutta la paura di questo cambiamento che devono fare. ma i sogni fanno parte della vita e non sono solamente evasione dalla realtà ma, molto spesso, diventano estensione della realtà.
Questi due adolescenti vogliono mettersi in viaggio, lasciare la loro terra di origine per avventurarsi nel mondo, esponendosi a degli errori, a delle scommesse e a delle sconfitte. Sono due moderni hansel e gretel che, presi dalla fame e dalla miseria si mettono in viaggio per imparare a cavarsela da soli, per poi , forse, ritornare a casa loro , ricchi di tutte le espeienze e anche delle sofferenze che hanno incontrato sul loro cammino.
Il desiderio è la PAURA . Ma è il desiderio a vincere. La necessitàdi cambiare è più forte, anche di tutte le illusioni.

una co-produzione
Le Grand Bleu /Teatro La Ribalta

regia
Antonio Viganò

Con la terra nelle tasche

Lo spettacolo nasce dall'incontro con un bellissimo romanzo scritto da Michael Kimball, giovane autore americano, dal titolo "Allora siamo andati via". Lo spettacolo, come il romanzo da cui è tratto, racconta le avventure dei componenti di una famiglia che per spostarsi da un luogo all'altro dell'America barattano tutte le cose che portano in macchina... Per spostarsi da una parte all'altra del loro viaggio, barattano quindi le uniche risorse che hanno a disposizione. La voce narrante del racconto è quella dei due fratellini che con i loro genitori attraversano il continente per andare dal vecchio nonno."Ci sono due bambini, che con pochissime parole raccontano, alternandosi, una storia in apparenza elementare. Ma subito le strofe di questa filastrocca stridente e metallica ci trasportano in un paesaggio strano, inquieto, e non sappiamo più se sia l'America profonda o un'altra terra dove gli uomini si spostano per cercare di arrivare in qualche terra promessa".
"Per andare da un paese all'altro abbiamo barattato le nostre cose. Abbiamo continuato a barattare la nostra roba per chilometri e chilometri. Abbiamo barattato la nostra vita con quella di altre persone, gli abbiamo dato quello che forse poteva capitarci e in cambio abbiamo preso quello che ci è capitato davvero."

Lo spettacolo racconta questo viaggio, che è il viaggio che tutti affrontano nella loro vita. E' il viaggio degli emigranti, di ieri e di oggi, è il viaggio che ogni bambino deve fare per diventare grande.

regia
Antonio Viganò

In coproduzione con
Theatre Le Grand Bleu di Lille
Festival Blickfelder di Zurigo
   

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