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Teatro la Ribalta
  2003_2004 - Circuiti Teatrali Lombardi

Un’avventura teatrale da condividere in tanti.

Con questa stagione 2004 siamo arrivati a sedici anni di lavoro: quattordici anni sotto il titolo “Altri Percorsi” e gli ultimi due anni col titolo “Circuiti Teatrali Lombardi”.
In una provincia, come quella di Lecco, dove non è mai esistita una tradizione per il teatro, per la prosa, per la danza, la costruzione di un percorso non è stata facile.
Forse perché le sale teatrali sono poche e non attrezzate, la stragrande maggioranza di proprietà privata e solo una piccola percentuale (meno del 10%) riguarda spazi pubblici.
Inventare in questo contesto, per sedici anni consecutivi, delle stagioni teatrali e delle ospitalità di spettacoli di grande artisticità non è stato facile e non lo è tuttora.

Abbiamo dati confortanti: aumento del pubblico, aumento del numero complessivo di spettacoli che portiamo in questo territorio, un maggior numero di sale teatrali e di Comuni coinvolti, l’intervento dell’Amministrazione Provinciale di Lecco e il ruolo di capofila svolto dal Comune di Osnago. Ma manca sempre qualcosa per fare il grande salto e ogni stagione è a rischio, sembra sempre l’ultima, perché insostenibile negli sforzi organizzativi, spesso non supportati da risorse economiche sufficienti.

Una stagione come quella che presentiamo è stata ancora una volta possibile solo grazie allo sforzo volontaristico e di passione, il più delle volte non retribuito, di chi lavora al Teatro la Ribalta e nell’Accademia delle Arti per l’Infanzia.

Ma teniamo duro perché ci piace pensare che sul nostro territorio, dove noi viviamo, ci sia la possibilità di passare una sera a teatro per vedere e incontrare artisti e spettacoli diversi e per far sì che si moltiplichino le occasioni per emozionarci, per coltivare i nostri sentimenti, per vivere le nostre passioni, per rivederci nello specchio del teatro e riflettere sulla condizione dell’uomo.
Il teatro è tutto questo.

Il direttore artistico
Antonio Viganò

 

 
 
  Campsirago Teatro Arrivare a Campsirago , significa respirare un luogo e un'atmosfera che ti riportano immediatamente agli anni dell'Italia contadina, ai nostri nonni e bisnonni. Perchè tutto è rimasto fermo lì, a quegli anni, e non c'è mai stato un atto architettonico, un intervento per portare corrente elettrica o acquedotto, un rifacimento della vecchia strada, che potesse in qualche modo modificarlo, anche minimamente. Niente. E del destino di quel luogo nessuno se ne preoccupava. Eppure era un patrimonio, storico, ambientale ed agricolo. In quel paese disabitato completamente, il teatro - o meglio il festival - nel 1990 ha giocato una scommessa; dare visibilità, attenzione politica e valore culturale ad un paese che era, ai nostri occhi e in quelli di migliaia di persone che lo conoscevano, un patrimonio che aveva tutto il diritto di essere conservato, protetto e custodito e far sì che il teatro trovasse una sua nuova occasione per inventarsi un "nuovo" spazio, in un ambiente libero e pieno di suggestioni , di storie e di memoria. Questa è la piccola storia che ha fatto nascere a Campsirago il Festival che ha portato in quel luogo più di 17.000 spettatori , 84 rappresentazioni tra teatro, musica e danza ed è stato un artefice della discussione politica per far rinascere quella frazione. Arrivato il momento, nel 1998, di iniziare i lavori di ristrutturazione di una parte del paese, il festival si è fermato, in attesa che i lavori terminassero. Quattro anni dopo , terminati i lavori, il Festival CAMPSIRAGOTEATRO si ripresenta e Campsirago non è più il paese che avevamo lasciato. La presenza dei nuovi edifici in contrasto con gli edifici vecchi, rimasti abbandonati, una nuova Piazza (prima non c'era !) e, cosa straordinaria, la corrente elettrica e l'acqua del rubinetto. Quello che fuori da Campsirago è ordinario, come avere l'acqua e l'energia elettrica, a Campsirago diventa un fatto straordinario. La trasformazione era iniziata e lasciava intravedere il suo destino finale, di un "nuovo" paese abitato da residenti. Così , con questa trasformazione (oltretutto voluta e cercata anche dal Festival), Campsirago teatro perdeva una sua forte motivazione; quella di non essere più lì a difendere un luogo e di restituirgli un futuro. E questa era stata una motivazione forte per tutti gli anni precedenti. E allora , perchè continuare?, perchè una nuova edizione del Festival? Con quali nuove motivazioni, necessità?. Noi ci siamo dati queste risposte : perchè quel paese non perdesse un'avventura teatrale così importante nel panorama nazionale dei Festival, perchè in quel paese c'è un vero progetto per creare uno spazio culturale importante , con attività annuali stabili, di educazione ambientale , di incontri letterari, di arti plastiche, di pittura e di teatro. Un progetto dove il Comune è impegnato in prima persona, con già nelle proprie mani uno stabile, quello più importante di Campsirago, dove costruire un Centro Culturale e poi perchè vogliamo sollevare con forza l'idea che una manifestazione culturale, artistica, come quella del Festival, ha diritto di esistere , di essere riconosciuta ed aiutata, solo per la sua funzione, senza il bisogno di essere coniugata con altri ruoli e funzioni, siano esse la salvaguardia di un territorio, la scoperta e la promozione di un paesaggio. Un festival teatrale deve giustificarsi esclusivamente nella sua proposta culturale, sulla sua capacità di offrire "prodotti" culturali e che questi sappiano incontrarsi con un pubblico. Se poi tutto questo avviene in una bella cornice paesaggistica, tanto meglio, ma il senso primario deve restare l'incontro con il teatro. E questo non vuol dire che il teatro non ha la necessità di inventare nuovi luoghi, spazi e ambienti, fuori da consuetudini, ma deve farlo sempre mettendosi al Centro, senza tradirsi. Deve evitare di essere giudicato solo ed esclusivamente per il surplus che produce e non per il solo fatto di esistere. E questa noi l'avvertiamo come una presenza pericolosa nel panorama politico di oggi, dove sembra che la parola TEATRO prenda senso solamente se accanto ci sono sostantivi o aggettivi come -ragazzi - handicap - sociale - ecologico - ecc.. e che questi diventino più importanti dell'atto artistico - teatrale. E tutto questo, che sembra banale e scontato , non lo è nel momento in cui ci rivolgiamo alla politica, alle Istituzione per farci riconoscere e sostenere. E il più delle volte è il Surplus che il teatro può produrre l'elemento che cambia al momento della valutazione e del giudizio.  
 

Cendrillons - foto di scena

| Campsirago e il Festival
| Gli artisti per Campsirago

 
2004 - Piccoli e grandi a teatro    
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